LA MUSICA CHE ABBIAMO ATTRAVERSATO
IN USCITA L’ULTIMO SAGGIO DI MFM
(nelle librerie, negozi di dischi
o scrivendo a minfo@libero.it)
INDICE
Nota
Introduzione: Elogio del ventesimo secolo in musica
- Tentativi di avvicinamento
- My generation in Rock
- Contaminazioni
- Scoperta della musica colta
- Lo sguardo a est
- Dentro il Novecento
- Sinfonia del Novecento
- In difesa della musica colta per chitarra
- La seduzione del jazz, musica afroamericana
- Suoni alternativi
- L’era del tamburo nella musica colta/ prima parte
L’era del tamburo nel jazz/seconda parte
12 Musica / Politica
13 Civiltà: un mondo di altri suoni è possibile
14 Antichi suoni tra regressione e modernità
- Nostalgia del rock classico e riscoperta del vinile
- L’esercizio della classicità
- Musica globale
- Fine dell’egemonia della musica colta occidentale
- Nuova apoteosi della canzonetta
- La musica nell’era di Youtube
- Musica perduta e ritrovata
- I magnifici Tre
Epilogo: musica come metafora
Filmografie
Indice dei nomi
Indice delle opere
Indice dei movimenti culturali
Indice dei luoghi
Indice dei termini tecnici
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Che cosa intendiamo esprimere con la definizione di scatola sonora?
Un contenitore di tutte le musiche del mondo oppure semplicemente il mondo in cui viviamo con l’infinita molteplicità dei suoni che lo compongono, destinati a trasformarsi in musica? O ancora, il luogo mentale nel quale abbracciare la musica in ogni sua forma e totalità, lontano quindi dai “ghetti” d’appartenenza che hanno caratterizzato le modalità di ascolto musicale durante buona parte del ventesimo secolo? O tutto questo insieme?
Si potrebbe quindi rispondere: dal punto di vista di chi ascolta quotidianamente la musica, di un ascoltatore particolare, critico e al tempo stesso appassionato, la cui singolare visione, nel corso del volume, suggerisce più d’una analisi del gusto corrente, dei vari pubblici che negli ultimi cinquant’anni hanno formato il cosiddetto mondo dei consumatori di musica. Non si tratta qui di abbracciare esclusivamente la semplice soggettività come unico metro di giudizio, ma, al contrario, di riproporre una visione critica alla luce dell’esperienza percettiva dell’ascolto musicale individuale.
Non un semplice saggio musicologico, quindi, né opera accademica, (ve ne sono già in notevole quantità), ma neppure mera compilazione di musiche e opere «senza le quali non è possibile vivere», ma la declinazione di un lungo percorso conoscitivo ma anche esistenziale attraverso il Novecento e di accettazione dell’idea che non vi sia una sola, ma tante musiche corrispondenti ad una molteplicità di suoni organizzati in specifiche forme e strutture.
Un invito, infine, a non restare prigionieri delle proprie certezze relative a questa o a quella musica, a questo o a quel particolare genere che ciascun ascoltatore abitualmente ritiene migliore degli altri, ma al contrario, a sperimentare la diversità della musica nel nome della sua autentica profondità e bellezza.
Quindi, a chi pensiamo debba essere diretto il presente libro? Al musicista? All’ascoltatore professionale, ossia al critico?… Diremo piuttosto all’appassionato di musica nel senso migliore e più ampio del termine, a colui, insomma, che si lasci condurre dalla curiosità e dalla scoperta di nuovi orizzonti musicali. O a chiunque voglia sinceramente confrontarsi con la vertigine sonora del secolo passato che è il tempo della pluralità delle forme e delle avanguardie, della riscoperta del passato e della riprogettazione del presente. Questo è il primo libro che prova ad affrontare la musica dal punto di vista dell’ascoltatore, ma di un ascoltatore «ben temperato», parafrasando Northrop Frye che a sua volta parafrasava Bach, a riprova del fatto che non v’è contraddizione tra il semplice ascoltare la musica e il prenderne progressivamente coscienza.
Ciascun lettore può, dunque, attraverso queste pagine, confrontare la storia della propria passione musicale con quanto viene qui descritto, raccontato, stimolando così una presa di coscienza dell’esperienza musicale come esperienza percettiva profonda come lo è la vita stessa.
Pur consapevole, infine, di incontrare tra i possibili lettori del presente volume, contrarietà e reticenze, ho ritenuto opportuno adottare alcune terminologie come ad esempio, l’ormai invisa musica colta per onestà intellettuale, dal momento che sebbene colto e popolare si siano spesso mescolati, contaminati, esiste ancora una ben visibile differenza tra i due idiomi sulla quale è soprattutto il mercato a voler speculare. Inoltre mi è sempre apparso decisamente ipocrita negare l’evidenza di una divaricazione culturale tra i due idiomi, sia pur storicizzata, il colto e il popolare; ma se è pur vero che esiste in natura la musica di Mozart o di Beethoven, come quella die Beatles, ancor più ipocrita mi appare oggi l’invocare ad ogni costo il popular quasi che il colto abbia cessato di esistere o di svolgere le propria funzione estetica.